Day 8 - 2 Augusto 2010 - Verso Vinales
Ci alziamo molto presto e partiamo con l'intenzione di fermarci a Playa Giron, la famosa Playa dei Porci dove 1400 esuli cubani addestrati dalla CIA sbarcarono nel 1961 per rovesciare il regime castrista, senza successo. Ho letto che il tratto di costa tra Playa Giron e Playa Larga è il più bello della costa sud ma non troviamo nessuna spiaggia accogliente, solo scogliere attrezzate per sub. Quando finalmente ne troviamo uno il tempo si fa brutto e decidiamo quindi di saltare la sosta in spiaggia e continuare dritto verso Vinales.
La lonely ci ha un po' deluso stavolta, facendoci fare un sacco di strade tortuose e piene di buche inutilmente. Ciò che più temo è il passaggio dall'autopista Havana-Trinidad all'altra autopista Havana-Vinales. Ho paura non vi siano indicazioni per il raccordo... e così sarà! Le due autopiste non sono collegate e ci mettiamo una buona mezz'ora a riprendere la strada giusta.
La fame inizia a farsi sentire e cerco sulla guida un posto dove pranzare. Trovo El Ranchon, un ristorante turistico dove per 11 cuc servono il maiale al carbone con tutti gli annessi tipici cubani!
Siamo li in mezzo all'autopista che pensiamo al puerco arrostito quando un poliziotto ci sbarra il cammino e ci chiede di dare un passaggio ad un dipendente della fabbrica di tabacco cui si è rotto il camion. Carichiamo questo ragazzetto che parla solo spagnolo e che ogni tre parole ci chiede "comprende??" E' Di Pinar del Rio e dice di lavorare nella piantagione che fornisce il tabacco alla fabbrica di sigari di Pinar. Ci intorta un po' raccontandoci dei due uragani che nel 2008 hanno distrutto interi paesi e piantagioni e ci offre la visita gratuita alla piantagione per sdebitarsi del passaggio. Questa si rivela una fregatura perchè non ci spiegano niente di interessante e il loro unico obiettivo è di venderci dei sigari proveniente dalla cooperativa di lavoratori della piantagione. Conosciamo ormai la storia dei lavoratori che hanno diritto ad una piccola percentuale dei sigari che producono a prezzi superscontati che praticano ma non abbiamo bisogno di altri sigari per cui tagliamo corto e ce ne andiamo! Il puerco ci aspetta e mi viene quasi da pensare che sia tutta una messa in scena la storia del camion rotto...
Arriviamo a Vinales con una mezzoretta di ritardo e troviamo subito il ristorante vicino alla Cueva del indio. Ordiniamo il menù all inclusive che è veramente meritevole, soprattutto considerando che sono le 16 e che per colazione abbiamo mangiato solo biscotti in macchina!
Avendo chiesto ad Estella di dire alla senora Blanca della casa particular di Vinales che saremmo arrivati verso sera, decidiamo di ottimizzare la giornata con la visita della Cueva del Indio e della cueva di San Miguel. La prima (5 cuc) è veramente spettacolare! E' costituita da un lungo percorso in parte a piedi e in parte in barca attraverso un corso d'acqua che scorre ancora sotto queste formazioni rocciose formatesi in migliaia di anni. La lonely dice che è sempre affollatissima ma noi la visitiamo soli con un cagnetto puzzolente che sembra abitare li! Manca mezz'ora alla chiusura e senza programmarlo abbiamo beccato l'orario migliore! La Cueva di San Miguel è invece meno spettacolare, l'unica cosa che la rende interessante è che fu abitata dagli schiavi in fuga dalle piantagioni.
Si sono fatte nel frattempo le 17.30 e tutte le attrazioni turistiche sembrano chiudere per cui ci dirigiamo a Vinales per cercare la casa di Blanca. La città è costituita da una via principale su cui sorgono bar e qualche negozio più un paio di vie parallele su cui sono seminate tante casette colorota, tutte con le immancabili sedie a dondolo nel patio. Troviamo subito Villa Blanca, la omonima proprietaria è una nonnetta molto cordiale che ci mostra la casa e ci invita a tornare tra un'oretta perchè la turista che occupava la casa fino ad oggi è in gita a Cayo Levisa e deve ancora sgombrare la stanza dai suoi bagagli. Blanca le ha trovato una sistemazione per la sua ultima notte a Vinales in modo da non perdere la nostra prenotazione e le ha detto che siamo turisti abituali da 3 anni. A Trinidad era toccato a noi nuovi arrivati la prima notte in un'altra casa, meno male che qui ce l'hanno risparmiata!
Facciamo un giro per il paese che non ha molto da dire... c'è solo qualche bar con musica dal vivo! Ci beviato rispettivamente due limonate e un po' più di due birre in un baracchino e torniamo da Blanca, siamo completamente disidratati dalla trasferta sotto il sole e dal porco arrostito :-)) Quando rientriamo Blanca sta cucinando, la blocchiamo dicendo che abbiamo già mangiato e sembra rimanerci un po' male, speriamo non si sia offesa!!!

Day 9 - 3 Augusto 2010 - VIÑALES - Cayo Jutias
Sveglia alle 8 e colazione con caffè latte, pane, uovo e frutta!
Un salto veloce al Mural de la Prehistoria e via su una strada piena di curve verso Cayo Jutias. Attraversiamo le valli di Viñales disseminate di mogotes e palme, poi il panorama cambia completamente e attraversiamo una pineta; la strada sale e scende continuamente prima di consentirci di avvistare il mare! Stranamente il cayo è molto segnalato.
Questa isola, come molte altre cubane, è collegata alla "isla grande" da una strada sopraelevata a pedaggio e si mantiene selvaggia quanto basta a causa dell'assenza totale di strutture alberghiere. Siamo tra i primi ad arrivare, pagato il consueto cuc per la guardia al coche troviamo un ombrellone e ci buttiamo subito in mare. La spiaggia è bellissima e bianchissima e si estende a perdita d'occhio sia a sinistra che a destra. Il mare è caldissimo e non si muove neanche un'onda.
Trascorriamo qui tutto il giorno e torniamo a Viñales ripercorrendo la strada al contrario, anche se stavolta non è indicata per niente... cerchiamo di orientarci con i vari pueblos che si susseguono, costituiti da gruppetti di case prefabbricate, tutte uguali che non si capisce attorno a cosa ruotino. In questa zona sono molto diffusi i calesse, i buoi che trainano carri, gli uomini a cavallo e i camiones portasabbia che fanno servizio passeggeri dentro i cassoni.
La signora Blanca ci ha preparato un'ottima cena: zuppa di fagioli e un piattone di riso fungono da primo piatto; pesce, malanga fritta e polentine per secondo!
Ci intratteniamo un po' con la padrona di casa e la sorella più giovane che inizialmente ci sembra la serva perchè sta sempre a lavare piatti e perchè ci pare di capire che tutti i proprietari di casa particular ne abbiano una che fa i lavori più duri mentre i titolari si limitano alla cucina.
Usciamo a fare due passi nel paese ormai completamente buio, non c'è nulla da fare se non bere qualche birra e ascoltare la musica locale.
Alex è già pentito di aver regalato la marmellata ad Estella. Blanca con quella sua sembianza da nonna ci ha subito conquistati!

Day 10 - 4 Augusto 2010 - VIÑALES - Cayo Levisa
Sveglia ancora all'alba perchè la sorella di Blanca ci ha detto che l'unico "barco" per Cayo Levisa è alle 9 a Palma Rubia.
Arriviamo all'imbarcadero per primi e scopriamo che il barco è davvero uno ma parte alle 10 e torna alle 17. Compriamo i biglietti (ben 20 cuc a testa con panino) e ci appostiamo su una panchina ad attendere l'ora abbondante che ci separa dalla partenza.
Il barco è già ormeggiato al molo e un nutrito gruppo di operai cubani sta scaricando grossi sacchi di carbone che vengono caricati su camion e trattori, il tutto avviene naturalmente a braccia sotto il sole cocente delle 9 cubane. Alex seduto sulla panchina gronda già da tutte le parti e guarda incredulo il lavoro faticosissimo di questi cubani che prenderanno i soli 20 pesos di stipendio mensile.
Finalmente la traversata inizia e la vecchia barca arranca lentamente puntando verso il centro dell'isola laddove si vedono solo mangrovie. Attracchiamo al piccolo molo e attraversiamo a piedi l'isola nella sua larghezza percorrendo i vialetti dell'unico resort presente su questo cayo. Sbuchiamo dalla vegetazione su una lunga spiaggia bianca con tante mangrovie e qualche riparo in legno per il sole. Gli unici "bagnanti" sono quelli che sono arrivati con noi in barca più un tot di villeggianti del resort. La concentrazione di persone è così bassa da farci godere appieno questo scenario caraibico selvaggio.
Trascorriamo qui un'altra giornata di puro relax tra mare e sole fino alle 17 quando purtroppo riparte la barchetta per tornare sull'isla grande. Anche qui, al parcheggio, due lavoratori ci chiedono un passaggio fino al primo pueblo. Uno dei due è molto loquace e ci intrattiene spaziando dal cibo al calcio.
Blanca ci ha preparato una cena veramente notevole... poi a letto presto, domani dobbiamo ripartire per l'havana e riportare la macchina per le 11. Ci intratteniamo un po' con le padrone di casa e facciamo loro qualche regalino. La loro emozione nel vedere una agenda e una confezione di pennarelli per la nipotina rimarrà indelibile tra i miei ricordi. A Cuba non importa quanti soldi tu abbia, ci sono cose che non riesci a procurarti comunque!


Day 11 - 5 Augusto 2010 - Verso l'Habana
Facciamo l'ultima colazione dalla signora Blanca e partiamo, direzione Habana.
Ci mettiamo un'ora solo per trovare l'autopista nacional, non sappiamo se ci siamo persi il primo ingresso o se era davvero così distante, sta di fatto che quando finalmente ci troviamo in autostrada Alex si rende conto che i suoi conti sulla benzina necessaria a tornare all'Havana erano un po' scarsi. Dobbiamo infatti restituire la macchina vuota e non abbiamo intenzione di regalare neanche un litro di benzina! Per chilometri e chilometri non vediamo un benzinaio mentre la lancetta continua a sprofondare verso la riserva. Ad un certo punto vedo un distributore nel senso di marcia opposto. Alex dopo aver visto sull'autostrada bici in contromano e bestie di ogni genere non riesce a vincere la convinzione che non si fanno inversioni ad U e prosegue convinto di trovarne un altro sul nostro senso di marcia.
Proseguiamo dritti per l'Havana in scia ad un pick up che tiene gli 80Km fissi, cala il silenzio tra noi... la prospettiva di rimanere a piedi in autostrada a Cuba è abbastanza terribile, centinaia di persone fanno l'autostop a bordo della strada e nessuno ci cagherebbe di striscio... inoltre abbiamo le ore contate perchè alle 11 dovremmo riconsegnare la macchina.
Alex quantifica i chilometri che ci separano dall'Havana in minuti di corsa visto che fino a pochi giorni dalla partenza si è allenato con una certa continuità. Inizia dall'idea di doversi cimentare nella prima maratona della sua vita, proprio oggi sul cocente asfalto cubano a poco più di 40°C. E' già un filo rincuorato dopo una ventina di km perchè vede la mezza maratona come un obiettivo più alla sua portaata. A 10 km è sollevato perchè sa di potercela fare.
Io per conto penso di poter fare ben poco: i classici espedienti da donna qui non funzionerebbero, di cubane succinte che fanno l'autostop è pieno e loro la cellulite non sanno manco cos'è!
Lentamente ci avviciniamo alle porte della Ciudad dell'Habana, vediamo qualche cartello incomprensibile che descrive le prossime uscite, mi affaccio e chiedo all'autista di un minibius le indicazioni per il "Centro Havana" e subito dopo informazioni sul primo distributore di benzina. Non capiamo al 100% la spiegazione, vediamo però troppo tardi che ha messo la freccia per uscire e ci fa segno di seguirlo: non riusciamo a farlo ma finiamo diritti nel primo distributore dopo 180Km!
Cerchiamo di capire quanti km mancano al centro ma nessuno sembra saperlo, decidiamo quindi di fare ben tre pesos di benzina. Questa volta imbrocchiamo al volo la giusta direzione e abbiamo la sensazione di entrare in una città che conosciamo da sempre.
Passiamo da Plaza de la Revolution, dal Miramar, dal Malecon e arriviamo in centro. Andiamo diretti da Maria per vedere se ci ha trovato la camera per la notte e per confermare la cena. Alex riporta il coche all'NH mentre io sbrigo le formalità con l'ultimo padrone di casa particular del viaggio.
La casa di questi signori è molto grande: si entra in un grosso salone a piano terra dal quale si dirama un corridoio che conduce ai loro locali privati mentre una bellissima scala porta al piano superiore dove ci sono due camere con bagno per i turisti. La nostra è veramente carina, colori pastello, bagno nuovo di pacca con doccia familiare, frigo, ventilatore, condizionatore e finestra sul corridoio. Penso che se arrivati all'Havana il 25 luglio, Ivan ci avesse portati in questa casa avremmo avuto un impatto molto più soft rispetto alla stretta e buia scala che conduceva all'appartamento al primo piano di Maria y Josè.
Ma poco importa, ormai quella sensazione che ci aveva suscitato la sera del nostro arrivo è completamente sparita questa mattina ritornando nel loro appartamento e non abbiamo nulla da rimpiangere. Ci siamo trovati molto bene nella loro casa e anche se era obiettivamente più bruttina, la frittata di Josè con patatine fritte a colazione era impareggiabile!
Quando Alex torna dalla Cubacar ci dirigiamo in centro per la nostra ultima giornata Habanera.
Ripercorriamo buona parte della città con più calma e cerchiamo di capire se ci siamo persi qualcosa: la sensazione in effetti è che questa città che a detta di molti può essere visitata in due giorni abbia proprio bisogno del nostro quarto giorno! Sarà che con queste temperature è diffcile essere turisti efficienti, soprattutto con l'orticaria, ma qualcosa da fare lo troviamo anche oggi!
Iniziamo dalla pizza in pesos che non ci eravamo concessi: facciamo la coda davanti a questo baracchino insieme a tanti cubani e subito dopo essermi accodata una ragazza si avvicina chiedendomi "Quin es ultimo?" proprio come avevo letto sulla guida! Le code qui a cuba assumono infatti un aspetto un po' disordinato, si va all'ombra o ci si siede da qualche parte, ma non si vuole passare davanti a nessuno! La pizza in questi baracchini è sempre presa d'assalto perchè è una delle poche cose escluse i beni strettamente primari (farina, riso, olio) che si può pagare in moneta nacional.
Dopo aver fatto due passi in Calle San Rafael, la via dello shopping, ci ridirigiamo verso Havana Veja dove voglio rivedere Plaza Veja e dove ci sediamo a bere birra artigianale alla Tabierna della Muralla.
Ripercorriamo il tragitto fino al Castillo de la Real Fuerza e decidiamo di visitare il museo del castillo. L'ingresso costa 1 cuc a testa e subito una ragazza, forse una addetta del museo, inizia a raccontarci cose, imponendosi come guida. E' carina e capiamo bene il suo italo-spagnolo così la lasciamo fare finchè ci lascia, dicendoci che il suo percorso finisce li, le diamo 2 cuc per ringraziarla e un sapone per premiare la sua intraprendenza!
Dal cortile del castillo si vede tutta la baia dell'Havana e la cinta muraria ancora esistente dalla quale il cannone spara un colpo ogni sera alle 21: da qui è facile immedesimarsi in storie di galeoni e pirati, proprio come quella del nuovo romanzo di Michael Crichton che sto leggendo.
Oggi abbiamo portato con noi i nostri ultimi averi da regalare e togliendomi dalla mia solita indecisione sui beneficiari di questi doni, Alex in poche ore distribuisce tutte le caramelle, le biro e i saponi che ci portiamo dietro da due settimane. Siamo cotti e decidiamo di rientrare a casa per doccia e pisolino prima di andare a cena da josè.
Abbiamo appena appreso che il nostro volo per Cayo Largo è di primo mattino e che la Brixia ci ha organizzato un transfer collettivo che parte alle h 4.30 dall'hotel Inglaterra.
Stavolta sia io che Alex siamo in forma e polverizziamo la cena especial di Josè. Conosciamo qui un altro italiano sposato con cubana e con una bimba di un mese. Ci racconta che il latte in polvere è praticamente introvabile e che persino il passeggino ha dovuto farselo mandare dall'Italia. Nonostante queste difficoltà ha deciso di vendere tutti i suoi averi a Milano e di trasferirsi qui. Non riesco a comprendere questa scelta...

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